Digital Omnibus: una proposta di riforma da metabolizzare

Nelle ultime settimane il cosiddetto Digital Omnibus è al centro del dibattito europeo, tra innegabili esigenze di semplificazione e altrettanto innegabili rischi di semplicismo.

Una cosa è certa: la proposta di riforma segna un cambiamento radicale nell’approccio dell’Unione Europea al digitale. Come scrive la stessa Commissione europea “The Data Union strategy shifts the focus from rules to results[1].

La situazione attuale

Fino ad oggi, gli interventi normativi che compongono l’acquis digitale si sono sostanzialmente collocati nel solco tracciato dal GDPR, adottando un approccio che potremmo definire “cautelativo”, incentrato sulla tutela dei diritti fondamentali, delle persone fisiche e del corretto funzionamento del mercato interno.

Tale impostazione si è tradotta in un paradigma regolatorio che impone obblighi stringenti agli operatori economici, al fine di evitare che tecnologie particolarmente pervasive, da essi sviluppate o gestite, assumano un ruolo para-pubblico nella cura di interessi collettivi, in modo non controllato né legittimato democraticamente.

L’intento del Legislatore europeo è sicuramente condivisibile, nella misura in cui si propone il più alto obbiettivo di tutelare il cittadino che, ricordiamo, è una categoria ampia che include anche gli stessi operatori di mercato, a loro volta tutelati dalle suddette norme nel momento in cui vestono i panni di comune abitante del continente europeo.

Se, dunque, sull’intento nulla questio, le modalità attuative risultano invece suscettibili di significativi miglioramenti. In particolare, è stato rilevato da tutti gli stakeholder come il quadro normativo in materia digitale presenti un’eccessiva frammentazione, con sovrapposizioni, discontinuità e talvolta incoerenze sistematiche.

Dal 2016 ad oggi sono stati emanati una miriade di regolamenti, direttive, linee guida e discipline nazionali, spesso afferenti ad ambiti tra loro contigui o intersecanti, con un progressivo incremento degli oneri a carico degli operatori di mercato e un conseguente aggravio delle difficoltà interpretative per i soggetti chiamati a dare attuazione alle norme.

I principali organi europei — sostenuti, tra l’altro, dalle analisi contenute nei rapporti Draghi e Letta — hanno evidenziato come l’accumulo normativo rischi di incidere negativamente sulla competitività, fungendo da freno all’innovazione tecnologica. In parallelo, gli stessi stakeholder hanno sollecitato interventi correttivi mirati, volti a ridurre i costi di conformità e a chiarire le interrelazioni tra le diverse discipline del settore digitale.

Cosa prevede il Digital Omnibus

Orbene, il pacchetto di proposte Digital Omnibus si inserisce in questo contesto con l’obiettivo dichiarato di modernizzare e razionalizzare la normativa dell’Unione in materia digitale, adeguandola a un ambiente economico e tecnologico sempre più dinamico.

Le dichiarazioni d’intenti ne sottolineano la finalità di ridurre gli oneri regolatori gravanti su cittadini, imprese e amministrazioni, preservando al contempo i più elevati standard di tutela dei valori dell’Unione e dei diritti fondamentali.

Tuttavia, un’analisi più attenta impone di collocare tali affermazioni nel più ampio scenario geopolitico attuale, segnato anche dalle innegabili pressioni esercitate dai principali partner commerciali dell’UE. Opinioni semplicistiche e superficiali tendono a contrapporre la liberalizzazione dei mercati e la protezione dei diritti fondamentali, come se non potessero rappresentare – al contrario – due facce della stessa medaglia. È auspicabile che visioni così poco lungimiranti non incidano eccessivamente sulle future scelte del legislatore europeo.

Per fare chiarezza, si ricordi che il Digital Omnibus si configura come un pacchetto di proposte legislative volto a modificare regolamenti e direttive già vigenti. Non sarà, quindi, un nuovo Regolamento a se stante, destinato a sostituire integralmente la normativa preesistente, bensì un insieme coordinato di interventi correttivi e di allineamento, in modifica alle attuali norme.

In particolare, il 19 novembre 2025 la Commissione europea ha pubblicato tre Comunicazioni che devono essere lette in chiave congiunta:

1. COM(2025) 835 “Unlocking data for AI”. La Comunicazione delinea una strategia volta all’unificazione e alla valorizzazione dei dati, con l’obiettivo di “sbloccare” il potenziale informativo necessario allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, considerata un asset strategico per la sovranità tecnologica e la competitività dell’Unione nel contesto globale. Le Comunicazioni successive costituiscono una diretta attuazione dell’impostazione politica e strategica delineata in questo documento, pertanto è importante leggere l’intero pacchetto proposto dalla Commissione in un’ottica sistemica e integrata.

2. COM(2025) 836 “Digital Omnibus on AI”. Si tratta di una proposta di regolamento in modifica ai regolamenti (UE) 2024/1689 e (UE) 2018/1139 con l’obbiettivo di armonizzare e semplificare l’attuazione delle norme sull’Intelligenza Artificiale. Nello specifico, l’intento non è quello di riformare l’AI Act, bensì di accompagnarne l’entrata in vigore, rafforzando gli strumenti attuativi e il supporto operativo alle parti obbligate tramite linee guida e standard armonizzati.

Per meglio indirizzare gli sforzi legislativi, la Commissione ha svolto delle consultazioni dalle quali sono emerse difficoltà significative nell’attuazione dell’AI Act, percepite come ostacoli all’innovazione e come fonte di costi eccessivi per le imprese.

Per affrontare queste criticità vengono proposte misure di semplificazione mirate, tra cui:

  • collegare l’entrata in applicazione delle norme sui sistemi di AI ad alto rischio alla disponibilità di standard e strumenti di supporto adeguati;
  • estendere alcune semplificazioni regolatorie previste per le PMI anche alle small mid-caps;
  • promuovere l’AI literacy mediante iniziative della Commissione e degli Stati membri;
  • centralizzare, presso l’AI Office, la supervisione dei sistemi basati su modelli di AI di uso generale o integrati in piattaforme e motori di ricerca di grandi dimensioni;
  • chiarire l’interazione dell’AI Act con gli altri strumenti normativi dell’Unione e apportare adeguamenti procedurali per migliorarne l’applicazione.

Queste misure intendono garantire un’attuazione dell’AI Act più fluida, proporzionata e favorevole all’innovazione, contribuendo all’obiettivo strategico di fare dell’Unione europea un vero e proprio “AI continent”.

3. COM(2025) 837 “Digital Omnibus”. Anche in questo caso si tratta di una proposta di Regolamento che introduce un’ampia revisione di tutta la normativa europea in materia di dati (GDPR, Direttiva ePrivacy, Data Governance Act, Regolamento sulla libera circolazione dei dati non personali, Direttiva Open Data, Data Act, NIS2, DORA, CER, Regolamento P2B). In particolare, la proposta insiste sui seguenti temi:

  • Razionalizzazione del quadro normativo sui dati, attraverso il consolidamento del Data Act, che diventa il testo unico relativo “all’economia dei dati”, integrando al suo interno i testi normativi affini (Data Governance Act, Open Data Directive, Free Flow Regulation) che verranno anche parzialmente abrogati.

Vengono previsti anche adeguamenti mirati a norme specifiche riguardanti, ad esempio, il riutilizzo dei dati da parte delle PA, semplificazioni per le PMI, tutela dei segreti commerciali, perimetro del data sharing business-to-government e requisiti per gli smart contracts.

  • Modifiche al GDPR, con interventi significativi sulla definizione di concetti chiave quali “dato personale”, “dato particolare” e “pseudonimizzazione”, nonché con una maggiore apertura all’utilizzo dei dati per finalità di addestramento dell’AI e di ricerca scientifica.
  • Riforma del regime ePrivacy e riduzione dei cookie banner (ad es. vengono previste deroghe al consenso per usi a basso rischio o necessari alla fruizione del servizio).
  • Semplificazione delle segnalazioni di incidenti di sicurezza, mediante l’istituzione di un single-entry point per tutte le comunicazioni in materia di cybersecurity, con ENISA incaricata dello sviluppo della relativa piattaforma.
  • Abrogazione del Regolamento P2B, ritenuto ormai superato dall’entrata in vigore del DSA e del DMA.

Conclusioni

In conclusione, il pacchetto normativo proposto presenta interventi molteplici e trasversali, che richiedono un attento monitoraggio e una valutazione puntuale della loro effettiva efficacia.

Il percorso normativo è solo all’inizio, ad oggi infatti il Digital Omnibus è ai primi step di un’approvazione che non avverrà prima di due anni.

Nei prossimi mesi sono previste consultazioni pubbliche e confronti con gli stakeholder, dai quali potranno derivare revisioni del testo proposto dalla Commissione, il quale dovrà poi passare il vaglio del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea, tramite la procedura legislativa ordinaria.

In ogni caso, ad oggi possiamo dire che l’intento della Commissione appare cristallino: adeguare la governance dei dati e l’applicazione dell’AI Act ad un modello di business più competitivo a livello globale.

Resta aperta la questione di quanto questo processo inciderà sull’equilibrio tra competitività e tutela dei diritti fondamentali, un nodo che potrà sciogliersi solo con i prossimi sviluppi legislativi.

Barbara Tombini

 

[1]Brussels, 19.11.2025, COM(2025) 835 final, pag. 2