Il rapporto tra influencer e proprietà intellettuale

Negli ultimi anni, gli influencer e creator digitali hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nel mondo del marketing, incidendo fortemente sulle strategie di comunicazione delle aziende. Quest’ultime, infatti, per proporre e presentare i propri prodotti e servizi, si affidano alle relazioni di fiducia che gli influencer riescono a costruire con le proprie community, spesso composte da utenti molto giovani.

Ma quale rapporto intercorre tra gli influencer e la proprietà intellettuale? A un primo sguardo, questi due mondi potrebbero apparire distanti tra loro ma in realtà, presentano interazioni e implicazioni che non possono essere sottovalutate.

Uno studio condotto dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) fornisce un’interessante fotografia del modo in cui gli influencer si rapportano con la proprietà intellettuale.

Lo studio è stato condotto online tra luglio e agosto 2025, attraverso un sondaggio a cui hanno risposto 300 influencer provenienti da tutta Europa, attivi principalmente su Instagram, TikTok e YouTube e appartenenti a varie categorie: l’8% ha risposto di aver tra i 1.00 e i 10.000 follower (nano influencer), il 30% tra i 10.000 e i 50.000 (micro-influencer), il 49% tra i 50 000 e i 500 000 follower (mid-tier) e il 13% tra i 500.000 e un milione di follower (macro-influencer).

Punti chiave dello Studio EUIPO

Lo studio mette in evidenza alcuni punti chiave, analizzando prima di tutto la loro percezione della proprietà intellettuale come strumento di personal branding.

Il 30% degli influencer ha risposto di avere un proprio brand, il 18% di gestire uno shop online, e il 18% ha risposto di essere titolare di titoli di proprietà intellettuale.

Lo Studio evidenzia come questi ultimi sembrano essere più avanti nel loro percorso imprenditoriale rispetto a coloro che non hanno titoli di privativa. Il 55% di chi possiede un titolo ha un proprio brand e il 33% ha risposto di gestire uno store online.

Lo Studio riporta inoltre interessanti dati relativi al livello di familiarità con il mondo della proprietà intellettuale. L’86% ha riposto di avere un’alta familiarità con i diritti di proprietà intellettuale, mentre il 14% ha risposto di avere una conoscenza limitata o addirittura nulla.

Un altro tema rilevante emerso dall’analisi riguarda la responsabilità degli influencer nei confronti della propria community. I dati dello studio EUIPO evidenziano infatti una crescente consapevolezza del ruolo che gli influencer svolgono e dell’impatto che i loro contenuti possono avere sulle scelte e sui comportamenti degli utenti.

Il 96%, quindi quasi la totalità dei rispondenti, si sente totalmente o in parte responsabile dell’impatto dei propri contenuti promozionali sulla propria audience, mentre solo il 4% ha risposto di non sentire alcuna responsabilità. In aggiunta, il 92% degli influencer ha risposto di verificare sempre la legittimità dei brand prima di promuoverli attraverso, ad esempio, collaborazioni con i brand.

Molto diversificati, invece, i dati relativi all’importanza attribuita alla comunicazione del rispetto della proprietà intellettuale nei contenuti diffusi dagli influencer. Circa il 48% crede che affrontare nei propri contenuti l’importanza di rispettare la proprietà intellettuale non avrebbe alcun impatto sui propri followers, il 21% non è sicuro della reazione, il 14% pensa che potrebbe avere un impatto positivo mentre il 17% si aspetta una riduzione del numero di follower.

Allo stesso tempo, alla domanda se negli ultimi dodici mesi avessero promosso, consapevolmente o meno, prodotti contraffatti da fonti non ufficiali, la maggior parte dei rispondenti, il 94%, ha riferito di evitare attivamente la promozione di tali prodotti.

Per concludere, lo studio ha previsto alcune domande per capire meglio il rapporto tra influencer e intelligenza artificiale.

Dai dati riportati, l’adozione dei sistemi di AI da parte degli influencer sembra essere in crescita, con il 51% che riporta di usarli spesso o occasionalmente nelle loro attività di social media influencer.

Molto interessante l’ultima parte dello studio, dedicata a valutare il livello di consapevolezza rispetto alla possibilità che gli output dell’AI generativa violino diritti di proprietà intellettuale esistenti. Il 72% indica di essere molto o parzialmente consapevole di tali rischi, mentre il 28% riferisce di avere una consapevolezza limitata del problema.

Conclusioni

In sintesi, dallo studio sembra emergere un quadro piuttosto articolato e diversificato sul rapporto tra influencer e proprietà intellettuale.

Gli influencer sembrano essere consapevoli della propria responsabilità verso i follower e del ruolo della proprietà intellettuale come strumento di branding e di crescita del business. Lo studio, nelle conclusioni, evidenzia come gli influencer possono agire come figure educative informali per gli utenti, soprattutto i più giovani che tendono ad apprendere dagli influencer e dai creator digitali come gestire rivendicazioni di copyright e collaborazioni con i brand, oltre ad acquisire tali conoscenze anche tramite l’istruzione formale.

Ciò nonostante, una percentuale significativa di influencer esita a promuoverne il rispetto per timore di una reazione negativa o di una diminuzione del proprio following.

La sfida per il futuro sarà aiutarli a trasformare questa consapevolezza in un impegno più esplicito e concreto, capace di coniugare crescita del business, tutela dei diritti e cultura digitale.