Intelligenza artificiale e diritto d’autore: le raccomandazione del Parlamento EU

L’interazione tra diritto d’autore e intelligenza artificiale generativa attraversa una fase di esplicita attenzione istituzionale con la risoluzione adottata dal Parlamento europeo il 10 marzo 2026.

Il documento offre una lettura organica delle criticità emergenti legate all’uso massivo di contenuti protetti nei processi di addestramento dell’AI e delinea possibili direttrici di intervento, sia sul piano normativo, sia di mercato.

La risoluzione si inserisce nel più ampio quadro normativo europeo, richiamando l’acquis communautaire in materia di proprietà intellettuale e ponendosi in continuità con le più recenti iniziative dell’Unione in ambito digitale.

Anche in questo contesto si ribadisce la centralità della tutela dei diritti fondamentali e l’esigenza di garantire un equilibrio tra innovazione tecnologica, certezza giuridica e sostenibilità economica dei settori creativi nell’ambito della trasformazione digitale.

Il diritto di proprietà nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE

Il presupposto da cui muove la risoluzione riguarda il diritto di proprietà, sancito dall’articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ed in particolare l’assunto per cui “la proprietà intellettuale è protetta” ai sensi del comma 2 del medesimo articolo.

Il Parlamento sottolinea come il rispetto di tale diritto debba essere garantito in tutte le fasi di sviluppo e utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale generativa e, in tale prospettiva, l’evoluzione tecnologica non può giustificare compressioni dei diritti acquisiti, ma deve piuttosto integrarsi con essi in modo coerente.

Un elemento centrale del documento è il riconoscimento del valore economico e culturale del settore creativo europeo, che rappresenta il 6,9 % del PIL dell’Unione e occupa circa 8 milioni di lavoratori. Il Parlamento considera la diffusione della GenAI, in grado di generare contenuti su larga scala a costi marginali, come un fattore di potenziale squilibrio competitivo rispetto ai creatori umani, con il rischio di una progressiva erosione degli incentivi alla produzione culturale.

Licenze e mercato dei contenuti

Sul piano giuridico, la risoluzione evidenzia le ambiguità esistenti nell’applicazione della normativa vigente, in particolare della direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, rispetto alle attività di addestramento dei modelli di AI. Il Parlamento invita pertanto la Commissione a chiarire rapidamente il quadro applicativo e a valutare l’introduzione di strumenti normativi supplementari, in particolare in materia di licenze.

In questo contesto, viene affermata la necessità di sviluppare un mercato delle licenze funzionante ed equilibrato, fondato sulla cooperazione tra fornitori di AI e creatori o altri titolari dei diritti. Il Parlamento ritiene che un sistema di licenze collettivo per la GenAI possa costituire uno strumento utile a garantire un’equa remunerazione dei creatori, nel rispetto della libertà contrattuale e della diversità dei settori creativi, ed invita la Commissione ad agevolare, attraverso la consultazione con le società di gestione collettiva, l’istituzione di accordi volontari di licenza collettiva per settore e a garantire che tali contratti siano accessibili a tutte le parti interessate, compresi i singoli creatori e le PMI, promuovendo negoziazioni in buona fede.

Particolare attenzione è dedicata al tema della trasparenza. La risoluzione richiede che i fornitori e i deployer di sistemi di AI garantiscano un livello elevato di documentazione sull’utilizzo di contenuti protetti dal diritto d’autore, includendo informazioni dettagliate sui dataset di addestramento e sulle attività di acquisizione dei dati. A tal fine, viene proposta l’introduzione di obblighi di tracciabilità, anche mediante registri delle attività di crawling per le imprese di AI e strumenti tecnici come le filigrane digitali, che comportano l’inserimento discreto di una firma, un codice o informazioni specifiche direttamente nei contenuti protetti (testo, immagine, video o audio).

Il Parlamento propone inoltre l’istituzione di un intermediario di fiducia, individuato nell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), con funzioni di sensibilizzazione, supporto alla trasparenza e sviluppo di meccanismi di licenza su base settoriale e volontaria. In questa prospettiva, si suggerisce anche la creazione di strumenti standardizzati che consentano ai titolari dei diritti di escludere efficacemente l’utilizzo delle proprie opere nell’addestramento dei modelli di AI, potenzialmente gestiti e catalogati dall’EUIPO.

Responsabilità e qualificazione degli output

Un ulteriore profilo di rilievo riguarda la responsabilità dei fornitori di AI. La risoluzione propone l’introduzione di una presunzione relativa secondo cui, in assenza di adeguata trasparenza da parte dei fornitori di modelli e sistemi di AI sull’acquisizione dei dati, i modelli debbano considerarsi addestrati su contenuti protetti, con conseguente applicazione delle norme in materia di violazione del diritto d’autore o dei diritti connessi. Tale meccanismo è accompagnato dalla previsione che, qualora un giudice si pronunci a favore di un titolare dei diritti o delle società che lo rappresentano, i costi legali siano posti a carico dei fornitori soccombenti.

Sul piano sostanziale, il Parlamento ribadisce che, in termini di trattamento giuridico degli output di GenAI, la tutela autorale nell’ordinamento dell’Unione resta ancorata al principio della paternità umana. Ne consegue che i contenuti interamente generati dall’AI, qualora non soddisfino i requisiti di originalità e creatività elaborati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, non possono beneficiare della protezione del diritto d’autore e devono essere qualificati come appartenenti al pubblico dominio.

La risoluzione affronta anche il tema dei deepfake e, più in generale, dei contenuti sintetici che imitano persone reali e appaiono falsamente autentici o veritieri, evidenziando i rischi per i diritti della personalità e per il corretto funzionamento del dibattito democratico. In tale ambito, viene sottolineata la necessità di rafforzare gli obblighi di trasparenza da parte delle piattaforme che offrono contenuti creativi e di introdurre misure di etichettatura chiara dei contenuti generati dall’AI, invitando la Commissione a pubblicare senza indugio un codice di buone pratiche dell’UE sul tema.

Infine, il Parlamento richiama il principio di territorialità del diritto d’autore, proponendone un adattamento all’addestramento dei sistemi di AI generativa, al fine di garantire che l’utilizzo dei contenuti europei sia soggetto al diritto dell’UE anche quando tale addestramento ha luogo al di fuori dell’Unione. In particolare, si afferma che le norme europee dovrebbero essere applicate con fermezza per garantire un’equa remunerazione dei creatori e dei titolari dei diritti europei, nonché una concorrenza leale tra fornitori europei e non europei. Ne consegue che i sistemi di GenAI che non rispettano tali requisiti dovrebbero essere vietati all’interno dell’Unione.

Conclusioni

La risoluzione si conclude con l’invito a trasmettere il testo al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri, segnando l’avvio di una fase di consolidamento politico e normativo verso un modello europeo di governance dell’intelligenza artificiale.

Nel complesso, il documento rappresenta un intervento di indirizzo particolarmente rilevante, che evidenzia l’urgenza di colmare le attuali lacune regolatorie e di garantire un’applicazione effettiva e uniforme del diritto d’autore nell’ecosistema della GenAI. L’approccio delineato dal Parlamento mira a costruire un equilibrio tra promozione dell’innovazione e tutela dei diritti, fondato su trasparenza, responsabilità e remunerazione equa, ponendo le basi per un mercato dei contenuti e dei dati più sostenibile e competitivo, che sia capace di coniugare sviluppo tecnologico, sovranità digitale e valorizzazione della creatività umana.

Teresa Franza